Ecco i fattori che stanno indebolendo i combustibili fossili - Elettropiemme

L’obiettivo zero emissioni fissato per il 2050 è sempre più vicino. L’attenzione per la sostenibilità e le scelte rinnovabili di molte industrie stanno contribuendo notevolmente a ridurre la CO2.

Pare che il merito vada in particolare a due fattori: l’aumento dell’energia generata da sole e vento e il calo della domanda dei fossili dovuto al Covid 19.

La riduzione delle emissioni inquinanti in percentuali

Nei primi sei mesi del 2020 le energie rinnovabili, in Europa, hanno generato il 40% dell’elettricità, diminuendo le emissioni di CO2 del 23%. Secondo le osservazioni fatte durante la pandemia, si era stimata una diminuzione dell’anidride carbonica del 5% nel 2020. Oggi, a pochi mesi dalla fine dell’anno, si è arrivati a calcolare una riduzione che sfiora il 9%.

Lo studio effettuato dal Carbon Tracker, gruppo di esperti inglesi che si occupano dell’analisi della transizione energetica e delle potenzialità dei combustibili fossili nei vari mercati, ha evidenziato le diverse variabili che concorrono a indebolire l’industria fossile. Tra le più influenti, il ridotto uso dei mezzi di trasporto, l’aumento delle rinnovabili e la sensibilità quotidiana verso l’ambiente.

Secondo il report pubblicato in seguito alla ripresa delle attività post-lockdown, la crisi del Covid-19 ha accelerato la diminuzione della domanda di petrolio, gas e carbone, favorendo invece quella di fonti di energia pulita. Secondo le stime finanziarie, il calo della domanda porterà a una diminuzione del valore dei fossili, dunque allo sconto di essi e al conseguente crollo dei profitti. L’accordo di Parigi prevede una diminuzione annua dei fossili del 2%. Di questo passo i profitti futuri si dimezzeranno di quasi due terzi.

La domanda calante e l’energia eolica e solare crescente

Ciò che ha limitato l’anidride carbonica può essere riassunto in una parola: rinnovabili. In effetti, vedendo i risultati positivi a livello ambientale che la quarantena e lo stop alla produzione hanno prodotto, molte aziende e privati hanno optato per fonti energetiche rinnovabili o hanno migliorato l’efficienza di impianti già installati, così da aiutare la riduzione delle emissioni inquinanti, date soprattutto dall’industria fossile e dai trasporti.

L’energia prodotta dalle rinnovabili ha raggiunto l’11% in più nella prima metà del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Grazie alle crescenti tecnologie e a condizioni meteo maggiormente favorevoli  sono aumentate le installazioni di pale eoliche e pannelli solari.

Il settore solare e quello eolico hanno raggiunto quote di mercato elevatissime, che hanno dato un contributo notevole all’efficientamento energetico di vaste aree  in molti paesi europei. Gli stati che in particolare hanno segnato alti livelli di energia pulita data da sole e vento sono stati la Germania (42%), l’Irlanda (49%) e la Danimarca (64%). Nelle regioni più umide e nel Nord Europa è prevalso invece l’idroelettrico, anch’esso in netto aumento rispetto allo scorso anno.

Nel primo semestre del 2020, il 10% dell’elettricità mondiale è stata prodotta da sole e vento, arrivando agli stessi livelli dell’energia data dal nucleare. Se secondo l’accordo di Parigi, entro il 2030, il carbone dovrebbe diminuire al 6% della produzione elettrica globale, l’eolico e il fotovoltaico dovrebbero invece crescere al 28%.

La spinta agli impianti rinnovabili

Un primo obiettivo, che può aiutare a porre fine alle emissioni di CO2 entro il 2050, è quello di installare sempre più impianti a energia rinnovabile entro i prossimi dieci anni. La costante propensione alle rinnovabili e il restringimento del mercato di combustibili fossili camminano nella stessa direzione: rendere gli impianti più efficienti ed innovativi, incentivandone l’installazione.

Le opzioni per raggiungere gli obiettivi al 2030 sono molteplici e portano tutte verso un risultato comune, ovvero promuovere la sostenibilità a partire dall’utilizzo di fonti energetiche pulite ed efficienti.

L’accelerazione sarà visibile solo nel lungo periodo, anche se i primi segnali di cedimento del fossile sono già stati testimoniati dall’elevato calo della domanda in seguito all’emergenza sanitaria (-7% nella domanda di elettricità) dei mesi precedenti e che tuttora sta avendo una forte influenza sulle scelte energetiche e ambientali dei paesi del mondo.

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Marilena Degli Agostini
Chief Sales & Marketing Officer

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